martedì, Novembre 29, 2022
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TELEMEDICINA per lo sport

Soluzioni che salvano la vita

Lo sport è una attività interdisciplinare che coinvolge in pratica tutta la popolazione, in ogni fascia di età e categoria sociale.

L’attività sportiva può essere:

  • Professionistica
  • Dilettantistica
  • Amatoriale

Inoltre si divide in:

  • attività all’aperto (es. ciclismo)
  • attività in strutture chiuse (stadi, palazzetti, etc.)

Di fatto le pratiche sportive sono:

  • individuali (es. la maratona)
  • di squadra (calcio, basket, pallavolo, etc.).

L’attività fisica per sua natura viene svolta per un miglioramento del proprio stato fisico, ma anche per il miglioramento delle proprie prestazioni atletiche fino ad arrivare alle competizioni.

Condizione fondamentale è l’eccellente stato fisico della persona che pratica lo sport.

Quanto sopra è di fatto un assioma (supportato da controlli medici specialisti e fatti con frequenza), ma la storia purtroppo ci insegna che così non è.

Appare evidente che una competizione professionistica vede la presenza di atleti con uno stato di allenamento e fisico (con relativi controlli) al top…eppure come mostra il filmato di cui sotto:

…eppure un professionista può avere un gravissimo problema fisico (di fatto quasi impensabile per un’atleta) che può portarlo al decesso…..

Dati ufficiali mostrano un aumento del 278% delle morti per infarto di calciatori in tutto il mondo nel 2021 ad oggi!!!!!!

Cosa fa sì che questo non accada????….Ovviamente è necessario un presidio medico in situ pronto ad intervenire IMMEDIATAMENTE come primo soccorso fino al trasporto in strutture ospedaliere.

Purtroppo questo a volte non basta…..come accadde al Tour de France del 1967…

Quanto sopra mette in evidenza due cose:

  • anche uno sportivo professionista può subire nel corso dell’attività gravissimi problemi fisici
  • la presenza di una adeguata struttura medicale…È CONDIZIONE NECESSARIA MA NON SUFFICIENTE A SALVARE IL PAZIENTE

Adesso immaginiamo che tutto questo venga proiettato (su numeri molto più grandi!!!!!!) su:

  • competizioni e partire amatoriali (dilettanti, categorie minori, tra amici, etc.)
  • corridori e ciclisti che spesso fanno attività da soli

quanto sopra per ogni fascia di età!

Ma vediamo un po’ di numeri per capire quanto grave è il problema…da fonti internet si legge (fonte LA REPUBBLICA) che:

Dal 2006, in Italia, ci sono state 590 vittime in attività sportive. Solo nel 2012 si contano 43 decessi tra i ciclisti e 28 tra i giocatori (principalmente per infarto sul campo).

Quanto fa scalpore la morte improvvisa di uno sportivo? Casi eclatanti come quelli dei calciatori Renato Curi e Piermario Morosini hanno emozionato tutti e sono entrati a far parte del sapere comune degli italiani. Ma lo sport non è soltanto professionismo. Tra i dilettanti, in campi di calcio con zolle di terra sconnessa, in palestre dove il parquet resta un sogno, anche i decessi, quasi sempre legati a problemi cardiaci, continuano ad appartenere a una categoria inferiore, così tanto da fare meno notizia di altri. Eppure dal 2006 il numero dei morti in attività sportive è impressionante, 590 in Italia, tutti deceduti per varie cause, come la mancata prevenzione, il ritardo dei soccorsi, l’assenza di adeguati sistemi di prevenzione e cura.


Non si tratta soltanto di calciatori dilettanti, ma anche di ciclisti, ragazzi che svolgevano attività sportiva durante l’ora di educazione fisica, e persino dirigenti di piccole società. È un elenco dalle proporzioni drammatiche se si considera che ancora oggi si sta facendo poco per combattere il fenomeno.


Si penso al caso di cronaca del calciatore dilettante Alessio Miceli, 34 anni, morto durante una partita di Seconda categoria nella provincia di Lecce. O a quello di Luca Loru, 32enne del Gonnosfanadiga, per il quale aveva espresso cordoglio anche il portiere della Nazionale Gigi Buffon.

Secondo i dati della Fondazione Castelli, l’unica in Italia che dal 2006 tiene un registro delle morti improvvise durante l’attività sportiva, nel 2012 i decessi del ciclismo, con 43 morti, quasi tutti oltre i 40 anni, sono stati superiori ai 28 che si sono verificati durante attività legate al calcio e al calcetto.


Il primo soccorso e la relativa diagnostica sono fondamentali, ed è dimostrato che possono fare molto per salvare la vita. “La dimostrazione è presente in uno studio dell’americano Jonathan Drezner: nelle High School degli Stati Uniti, dove sono attivi progetti PAD (luoghi di pubblico accesso forniti di macchine di defibrillazione). Qui Drezner ha evidenziato un indice di sopravvivenza del 65 per cento, rispetto a scuole dove prima il progetto PAD non era attivo, e dove l’indice di sopravvivenza si attestava all’11 per cento”.

L’estratto del suddetto articolo è emblematico…e sempre su internet si legge:

‘’Malore fatale, ciclista 57enne muore in strada: era appena partito da casa. Le cause del decesso sarebbero attribuibili a un improvviso malore.’’

E anche:

‘’Anziano stroncato da un malore durante un giro in bici. Era partito da casa di prima mattina per un’escursione nelle campagne della xxxx in sella alla sua inseparabile bici da corsa. Tutto è filato liscio per 35 chilometri, come era avvenuto in tantissime altre uscite completate inseguendo una passione sportiva che nemmeno l’età avanzata l’aveva indotto ad abbandonare. Anche perché, a quanto pare, oltre ad avere un fisico allenato, non aveva problemi di salute’’

Internet è drammaticamente pieno di queste news.

Anche il mondo dei body builder è funestato spesso da morti improvvise…sul sito www.superpalestra.it si legge:

‘’Body builder morti: la triste realtà del culturismo professionistico. Tragiche notizie di body builder morti all’improvviso hanno, purtroppo, fatto capo sulle pagine web e sulle testate giornalistiche specializzate. Giovani vite strappate all’affetto dei cari. Ma quello che accade tra i professionisti, molto spesso meglio curati degli atleti amatoriali, è solo la punta di un gigantesco iceberg.’’

Quindi la prevenzione della morte improvvisa da sport è già da alcuni anni oggetto di interesse da parte della comunità scientifica. Soprattutto i cardiologi sono spesso coinvolti nella ricerca di un metodo che permetta di individuare precocemente anomalie e prevenire così il decesso. Bisogna anche considerare che la categoria generale degli atleti non presenta differenze significative se paragonata al resto della popolazione. Se però si analizza il caso specifico di chi esegue attività fisica intensa, si scopre che l’incidenza di morte improvvisa è maggiore, fino a raggiungere un tasso pari a una persona ogni 100.000 abitanti (dati su base statistica).

Ma come è possibile, se non ridurre a zero, almeno a minimizzare questi decessi? Ovviamente prevenzione e visite continue sono alla base…ma abbiamo visto che non sono sempre sufficienti.

Un ruolo cardine lo può svolgere la TELEMEDICINA. Tralasciando per un momento il mondo professionistico di cui si è detto già essere, di fatto, dotato di un sistema di assistenza medica ‘’sul campo’’, prendiamo ad esempio, invece alcune situazioni che potrebbero diventare molto critiche in ambito dilettantistico/amatoriale:

  • corridore che si allena da solo o comunque in gruppo
  • ciclisti
  • partite (calcio, calcetto, basket, etc.) amatoriali, di campionati minori, scolastiche
  • palestre per allenamento e fitness

Il suddetto elenco è solo un piccolo summary delle innumerevoli situazioni dove un praticante può avere un problema di salute che può essere di natura non critica…oppure no!!!!

Va da sé che se ci sono altre persone ci sarà subito soccorso (potrebbero non essere presenti persone preparate al primo soccorso), verranno chiamate autoambulanze. Ma potrebbe non essere così immediato. E potrebbe accadere (vedi i ciclisti di cui sopra) che la persona si trovi da sola.

Appare evidente che in tutte queste situazioni la presenza di un KIT DI TELEMEDICINA (sia minimale che più strutturato quali le valigette…vedi a seguire) collegato live con un operatore sanitario che riceve dati e immagini in real time, diventa funzionale al salvare la vita della persona, in quanto:

  • può stabile che il malore non presenta elementi di gravità critici
  • può individuare immediatamente il tipo di problema in corso, ‘’suggerendo’’ alle persone presenti primi interventi mirati ad hoc e non lasciati al caso e all’interpretazione di personale non sanitario.
  • Fornire prime indicazioni di medicinali da somministrare
  • Richiedere lui stesso immediato soccorso (autoambulanze, elisoccorso) indicando correttamente e preventivamente gravità e patologia in essere.

Per lo sportivo da solo quanto sopra è pressoché del tutto applicabile, ovviamente con le condizioni di una persona che di fatto è fisicamente sola, ma in realtà ha la ”presenza” di un operatore sanitario che può lui intervenire chiamando ad esempio i soccorsi, dando supporto (anche di natura psicologia) alla persona in quel momento in difficoltà, magari evidenziando che il problema in essere non è critico (da non dimenticare che una persona sola che ha un malessere potrebbe amplificarlo e renderlo critico a causa dello stress, della paura e della pressione psicologica derivante dallo stare per l’appunto sola).

Il problema quindi è molto importate (basti anche pensare agli impatti economici di queste situazioni, fermo restando la priorità della salute della persona).

SIMITENCO, come già evidenziato in altri articoli presenti su questo portale, è uno dei maggiori player nazionali per la fornitura di Sistemi di TELEMEDICINA attraverso la fornitura di kit scalati in base alle differenze esigente e situazioni.

Sotto una breve carrellata dei prodotti e servizi offerti:

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